23.2.07

ONORE...



...AI COMPAGNI CHE "SBAGLIANO"!

22.2.07

primavera in anticipo?


Insomma ieri c'era un'altra aria, si respirava meglio in città, quasi quasi si camminava a due metri da terra. Prodi sotto, il centro-sinistra battuto al Senato: era già capitato, ma le dichiarazioni di D'Alema alla viglia del voto sulla politica estera hanno reso la votazione essenziale per la continuazione della vita stessa del Governo.
Ora la politica italiana corre un altro rischio: quello di appiattirsi sull'ennesimo governetto di larghe intese, preludio possibile di quel progetto ridicolo e preistorico che la stampa chiama "grande centro".
Sarò un romantico della politica ma "grandi coalizioni", "larghe intese", "partiti unici", sono concetti che a me non piacciono: mi vengono le bolle solo a sentirli. Per carità la politica ha anche momenti di riflessione e di tavoli allargati, ma qualcuno si ricorda dei governi di Dini, Maccanico, ecc.?il peggio del peggio, partiti arrivati alle elezioni in coalizioni diverse, ritrovarsi in uno stesso governo. E il popolo che vota?Odio le marmellate. Stop.

Stessa cosa un Prodi Bis con allargamento al centro; no, è davvero troppo. Certa gente dovrebbe dimettersi: Follini in primis, Casini pure. Per questo credo che le elezioni subito siano la miglior medicina.

Una cosa che mi sta a cuore è parlare dei due senatori della sinistra "radicale" protagonisti della sconfitta di D'Alema e soci: sinceramente non posso che provare ammirazione, specialmente per chi si è dimesso. La coerenza pagata anche a duro prezzo, quello del disprezzo di chi ingoia tutto solo per salvare un governo (o anche la sua pensione?), và premiata con un applauso. Non condivido le loro idee, ma gli uomini si vedono dalla loro grande umanità.

Ma forse sono solo dei capri espiatori: se avessero votato a favore, cosa sarebbe cambiato??Un Governo che sta in piedi con i voti dei senatori a vita(figure alquanto inutili), che Governo è?Un Governo che non ha una maggioranza nella politica estera non può fare altro che cambiare mestiere. E allora tornino a barche e banche, biciclette e salumerie, centri (a)sociali e saune, discoteche e strade.

A VOTARE!


Alessandro Amorese

21.2.07

Boicottiamo i treni lager


Questo è il testo del comunicato stampa di AU Pisa e di vari centri provinciali di AG: vecchia battaglia, vecchi problemi, nuove iniziative, VIETATO MOLLARE.
La situazione degli studenti pendolari appare giorno dopo giorno sempre più critica.
Abbiamo più volte denunciato questo disaggio e non ci stancheremo di continuare a farlo anche nei prossimi mesi, stiamo.
A questo proposito Alleanza Nazionale sta preparando un ordine del giorno da presentare in Consiglio Regionale per chiedere più treni negli orari di maggior affluenza, diminuzioni dei costi di biglietti e abbonamenti, l’aggiunta di carrozze nei treni più usati dagli studenti.
Spesso i treni viaggiano con notevoli ritardi facendo perdere l’inizio delle lezioni o addirittura saltare un appello di esame.
Al ritardo, si aggiunge anche la soppressione dei treni molte volte giustificato con il “guasto motore” o con altre scuse banali.
I vagoni sono insufficienti per sostenere il grande afflusso di pendolari, vagoni sempre più vecchi e maleodoranti.
Studenti soffocati l’uno contro l’altro, agenti di polizia costretti a far scendere studenti per poter far chiudere le porte e addirittura carrozze chiuse.
La situazione è di anno in anno sempre più drammatica dal momento che gli studenti pendolari sono in costante aumento.
Oltre al danno anche la beffa: aumentano il prezzo dei biglietti e degli abbonamenti!
Ma non siamo nuovi a queste beffe: qualche anno fa la Regione Toscana,sempre all’avanguardia quando si parla di aumenti e tasse, aumentò i biglietti della seconda classe nei treni regionali e diminuì quelli della prima.
Crediamo invece che in determinate corse la prima classe sia sostanzialmente inutile, anche perché la differenza se c’è non si vede tranne che dal prezzo.
Nelle prossime settimane alzeremo il grado della nostra protesta nelle stazioni, negli enti locali, nelle sedi universitarie.


AZIONE UNIVERSITARIA PISA
AZIONE GIOVANI VERSILIA
AZIONE GIOVANI MASSA-CARRARA
AZIONE GIOVANI LUCCA
AZIONE GIOVANI LA SPEZIA

Sante parole


Pubblichiamo un pezzo di Angelo Mellone (giornalista ben noto nel nostro ambiente) pubblicato ieri su Il Giornale (sono graditi commenti):


C’è una destra che non sta con l'America
di
Angelo Mellone - martedì 20 febbraio 2007,
Quando lo scorso 2 dicembre il centrodestra ha portato in piazza San Giovanni due milioni di persone, Valentino Parlato ha sferzato sul manifesto chi nel centrosinistra ironizzava su quell'evento di popolo. L'Unione «non può prendere sottogamba - come mi pare abbia fatto Prodi - la giornata di ieri e le centinaia di migliaia di persone che erano a Roma» scriveva Parlato. E forse è il caso di restituirgli il favore, discutendo serenamente di ciò che è accaduto a Vicenza. Sul significato simbolico del corteo di sabato ci sono due osservazioni da fare. La prima riguarda la tenuta politica dell'Unione. Qui c'è poco da dire. È ridicolo il centrosinistra che - diciamolo alla yankee - si costruisce una home made opposition, un'opposizione fatta in casa con i deputati che manifestano contro il governo Prodi senza però manifestare contro il governo Prodi. La seconda osservazione, più problematica, parte da una semplice domanda: siamo proprio certi che i manifestanti di Vicenza fossero tutti sindacalisti fiancheggiatori, perdigiorno del ribellismo e (ma)scalzoncini vari? O le decine di migliaia di persone di sabato non sono solo «sinistra fluttuante» (Edmondo Berselli), ma la porzione più agguerrita di un'opinione pubblica vasta e trasversale rispetto a questa maggioranza e a questa opposizione parlamentare? Stando alla «linea del giorno» che accomuna in un sol uomo le dichiarazioni di tutti i leader del centrodestra, la risposta è scontata: ma che stai dicendo, è tutto semplicissimo, di là c'è un governo che stringe i denti - e un po' se la fa addosso - per mantenere gli impegni con dear Condoleezza mentre la sua base elettorale ripropone le più stanche parole d'ordine del pacifismo antiamericano, di qua c'è la Casa delle libertà, politici ed elettori, che ha appoggiato con entusiasmo l'intervento in Irak, che manderebbe i nostri soldati sulle prime linee delle montagne afghane, e che oggi saluta l'amico americano venuto a costruirsi una nuova base militare. Questa immagine così nitida, che sovrappone quasi meccanicamente le posizioni dei partiti di centrodestra alle opinioni dei loro elettorati, è una semplificazione. A Vicenza la protesta è nata, come si dice, bipartisan: se la manifestazione non fosse stata preceduta da un vigilia di paura per l'allarme violenza e le possibili contaminazioni estremiste, e se non ci avesse messo il cappello la sinistra radicale No-tutto, a marciare sarebbero andati anche tanti militanti ed elettori della Casa delle libertà. E forse qualcuno c'è andato lo stesso. Non c'è da stupirsi. Esistono storicamente, nel centrodestra, subculture politiche non marginali che accettano, ma non condividono appieno, la linea di totale appoggio alla «dottrina Bush»; le si ritrova in alcuni settori comunitaristi della Lega, nel cattolicesimo sociale (Roberto Formigoni, per esempio), nei teorici dell'Europa delle patrie, nella destra nazionalpopolare. Segnalatori di un fenomeno più vasto: i sondaggi condotti durante gli anni di permanenza in Irak del contingente italiano hanno sempre rilevato la contrarietà di più di un terzo degli elettori di centrodestra e di destra all'intervento militare, una percentuale che il sussulto di orgoglio nazionale dopo la strage di Nassirya ha pure rafforzato. L'iperamericanismo non ha mai fatto breccia nel senso comune, e se si è sensibili alle tendenze di opinione non si può non tenerne conto. Persino Oriana Fallaci aveva scritto che la guerra in Irak è stata un errore, un «nuovo Vietnam». Era antiamericana, Oriana? Ha ragione Sergio Romano: «Non occorre essere verde o pacifista per avere qualche dubbio sull'opportunità delle basi americane in Italia». La contrarietà a «Ederle 2» o la critica di alcune scelte politico-militari dell'amministrazione americana non richiede per forza di esporre bandiere arcobaleno, suonare i bonghi con i centri sociali o fare i pagliacci dell'antiamericanismo. Si possono, ad esempio, seguire le ragioni molto pragmatiche dell'interesse nazionale, che qualche volta non coincidono con quelle degli Stati Uniti. Mettersi in testa l'elmetto da marine per andare all'attacco delle contraddizioni del governo in politica estera è buona tattica. Il sentimento profondo degli italiani, però, è un'altra cosa.

8.2.07

Paolo Di Nella PRESENTE!

Prima della giornata del Ricordo, in memoria dei martiri delle Foibe, il doveroso saluto a un ragazzo come Noi, caduto il 9 febbraio di 24 anni fa.
Paolo è uno dei simboli della nostra comunità; per leggere la sua storia andate su www.romaest.org.
Chi non è mai stato ad un presente non può capire il nodo nella gola che ti si stringe quando senti gridare tre volte un nome di un fratello che non c'è più.
Paolo è morto dopo un aggressione mentre attaccava manifesti.
Di militanza si poteva morire, di militanza si vive quotidianamente e bene, si ha qualcosa in più degli altri e PAOLO aveva ed era qualcosa in più.
Oggi più che mai: PRESENTE!